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La questione dei budget nelle campagne di marketing con emissione di coupon

Come ti dicevo qualche altro articolo, il Growth Hacking non è assolutamente un’ attività  a costo zero, ma sicuramente moooolto più economico di altri metodi, forse più irrazionali.
Il budget è necessario.
Le nostre macchine costano in termini di  costruzione e hanno continui costi variabili  riguardo la manutenzione, sanificazione, trasporti, adeguamenti normativi, ecc ecc .
La differenza sostanziale è che si può definire un budget anche per singolo pezzo ( 1 bottle= 1 coupon ) , che qui in generale ti possiamo indicare, a partire da 0,20 Euro, e può venire allocato in maniera diversa, senza farti fregare da tutti quelli che vanno a tantum, senza darti sistemi di controllo e resoconto.
Per questo, i fornitori delle GDO e altri ci preferiscono.
Il Growth Hacking, in pratica, è un’ attività  a CLICK TO TWEET
Per fare un parallelismo semplice (e anche un pò forzato) potremmo dire che là dove nel marketing esiste “il concetto di campagna pubblicitaria” , nel Growth Hacking esiste quello di esperimento.
Nel primo caso il budget a disposizione è allocato sulla campagna che avrà  una sua durata e, alla fine, i suoi risultati.
Nel Growth Hacking invece il budget viene spezzettato in piccoli segmenti (  mini budget ) per condurre una serie di esperimenti (che nel 20% dei casi falliranno) e quando si sarà  trovato l’ esperimento vincente si procede con il double down e si utilizza il budget grosso!
Prima di attirare le ire di tutti i marketer che qui ci leggono, vogliamo chiarire una cosa: collaborate con noi ! il Growth Hacking non è meglio del Marketing.
Sono due attività  diverse, con obiettivi diversi e utili in due fasi diverse. Tutto qui!
 
Ma … senza i dati della raccolta del packaging, come fate fare statistiche, e grafici sui consumi dei utenti ?
Ricordatevi, che ogni supermercato o produttore ha solo i propri dati, e delle proprie vendite.
Noi di PLASTURGICA siamo gli unici che abbiamo i dati complessivi di tutti i packaging raccolti geolocalizzati e abbinati a consumatori profilati e selezionati, compreso quello di ogni competitor tra loro, nei vari settori merceologici.
Utilizzo ancora una volta una citazione per concludere questo capitolo. In questo caso la frase è presa in prestito da Ryan Holiday, noto marketer americano e autore bestseller (ha scritto, tra l’ altro, il primo libro sul Growth Hacking). Holiday descrive alla perfezione il mindset del Growth Hacker e il suo rapporto con il marketing dicendo che:  Il Growth Hacker non vede il marketing come qualcosa da fare ad un certo punto, ma come qualcosa da costruire nel prodotto stesso, fin dall’ inizio.
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